I soggetti del concorso erano stati affissi domenica 4 luglio 1706. Un episodio sconveniente era occorso subito dopo la pubblicazione dell’avviso: “La mattina di questo giorno destinato per gli studj, adunatisi i scolari […] andarono a leggere il nuovo editto e mentre stavano applicati a copiare ciascuno la partita che si aveva eletta, ecco si vide venire a sopraggiungere Domenico Martinelli Architetto, nostro accademico [che] guidato da uno scorretto et inconsiderato impulso senza alcun ordine o facoltà si scagliò con le mani sul suddetto editto e lo tirò a sé restando lacerate le parti dell’attaccatura con gran scandalo e lamenti de’ Giovani che copiavano e dei Forestieri intervenuti”. Un “grande e arditissimo attentato”, fondato su “ragioni insussistenti”; una offesa profonda a tutta l’Accademia, per la quale verrà chiesta l’immediata espulsione di Martinelli (1650-1718), sacerdote, accademico di merito dal 1685, docente di architettura e prospettiva; tuttavia, per le relazioni di alto rango dell’irruente religioso, e per i benefici che queste avevano portato all’istituzione, Carlo Maratti convinse il riluttante Martinelli a presentare “con molta sottomissione e pentimento” la domanda di grazia che verrà accettata consentendo il rientro del fumino architetto nella compagine accademica.
Nel frattempo un nuovo avviso era stato esposto nella “Sala degli Studj dell’Accademia” (A).
Come stabilito nella congregazione del 26 aprile 1707, seguendo una prassi ormai consolidata dalle precedenti edizioni del concorso, la notificazione per la consegna venne affissa il giorno seguente: i concorrenti furono invitati a portare in Accademia i loro elaborati il 30 aprile; le prove estemporanee si tennero la mattina del 1 maggio e nel pomeriggio vennero emessi i giudizi. La commissione per l’architettura era composta da Francesco Fontana, Giovanni Battista Contini, Carlo Buratti, Carlo Francesco Bizzaccheri, Tommaso Mattei.
Secondo gli elenchi rinvenuti, tutti coloro che avevano partecipato al concorso vennero premiati (B).
Giovedì 5 maggio si svolse la solenne celebrazione della premiazione in Campidoglio, “nelle solite forme” (A): il “Teatro” era stato allestito secondo il progetto di Francesco Fontana “che lo rendette talmente pomposo – scrive Ghezzi – che arricchito di sontuosi adobbi, e luminarj, e d'ogni altra cosa degna di lode, non hebbe da invidiar punto i felici tempi de' suoi Cesari”. E poco oltre precisa: “L'indicazione di tanta solennità, ben l'esprimeva la gran Targa sollevata nel Prospetto del Palagio Laterale di quella Regia de' Trionfi, che di nuovi, e più vaghi fregi abbellita, esprimeva l'Impresa della nostra Accademia”. Tutti gli accessi erano sovrastati da “arguti motti” e nelle due sale contigue al salone della cerimonia si teneva l’esposizione degli elaborati dei vincitori del concorso.
Il pubblico in questa occasione fu ancora più numeroso che nelle precedenti: venti i cardinali invitati (sempre presenti Pietro Ottoboni, con Francesco Barberini e Niccolò Acciaiuoli) che, prosegue Ghezzi, “con la numerosa Prelatura, e Nobiltà, si Romana, come forastiera, ed altri molti qualificati Sugetti, gradualmente ne’ preparati dovui luoghi assisi, formavano un circondario maestosissimo d'una ammirabil Corona” (C). L’effige di Clemente XI era posta al centro, “da un gran Coro unificale artificiosamente circondata; ed ergeasi al di sotto, su la base spaziosissima di quel Teatro, disposta con replicati, e riccamente ornati scalini, la ben conspicua Catedra per l'Oratore, a cui da mano destra, e sinistra, pomposamente sedea la nobile Assemblea de’ rinomati Arcadi, tra quali, nel mezzo, era decorosamente situato il distinto luogo per il Principe, Vice-Principe, Consiglieri, e Segretario della medesima nostra Accademia” (C).
La cerimonia fu introdotta da un concerto diretto da Arcangelo Corelli; seguì poi l’orazione tenuta da monsignor Marco Cornelio Bentivoglio d'Aragona, chierico della Camera apostolica e commissario delle Armi per lo Stato pontificio, nonché accademico d’onore di San Luca; quindi ci fu la lettura dei componimenti poetici da parte di lettati dell’Arcadia a cui seguì la premiazione dei vincitori, con medaglie sulle quali erano effigiati da una parte San Luca e dall’altra Clemente XI con la scritta in giro Sublatis praemiis, virtutes intereunt. “Infine, coll'armonia soavissima dei musicali istrumenti, si esegui la cantata sulle parole del sig. Filippo Fabbri col titolo: «La Pittura», musica di Giuseppe Amadori” (D).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 46A (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Giustificazioni dei concorsi, a. 1707 (B).
L’utile nelle belle arti riconosciuto nel Campidoglio per l’Accademia del disegno solennizata il dì€ 5 maggio 1707 essendo principe della medesima il signor cavalier Carlo Maratti, e viceprincipe il sig. cavalier Francesco Fontana. Relazione di Giuseppe Ghezzi, pittore e segretario accademico […], Roma 1707 (C).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (D).