A gennaio 1706 avvenne un importante cambiamento ai vertici dell’Accademia: Carlo Maratti, che aveva seguito il “Concorso de’ Premij” sin dalla sua istituzione, sentendosi indebolito “dalla sua grande età”, inviò una supplica a papa Clemente XI chiedendo di poter rinunciare al principato in Accademia, richiesta che il pontefice non accettò, rinnovando invece a vita la carica onorifica di principe all’anziano pittore e nominando al suo fianco, come viceprincipe, l’architetto Francesco Fontana.
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Nella congregazione del 21 aprile 1706 gli accademici stabilirono che tutti i concorrenti avrebbero dovuto consegnare gli elaborati il 1 maggio e che la mattina del giorno seguente sarebbero stati chiamati a svolgere in due ore le prove estemporanee; nel pomeriggio dello stesso 2 maggio si sarebbero tenute valutazioni. In questa stessa riunione gli accademici valutarono la possibilità di non nominare più una commissione composta “da Giudici speciali”, ma di far partecipare con voto segreto tutti i membri della congregazione; tuttavia, dopo aver discusso su “questo novo modo”, decisero che sarebbe stato opportuno mantenere ancora il sistema già precedentemente adottato, dando “l’assoluta facoltà ai Giudici soliti eletti l’Anno passato” (A), ovvero, per le classi di architettura, a Francesco Fontana (viceprincipe), Giovanni Battista Contini e Carlo Buratti, oltre al principe a vita Carlo Maratti e al segretario dell’Accademia Giuseppe Ghezzi, presenti in tutte le commissioni (C).
Il 6 maggio 1706 si tenne in Campidoglio, dove era stato allestito un “Teatro” effimero riccamente addobbato la cerimonia di premiazione del concorso. Furono invitati diciotto i cardinali, erano presenti prelati, nobili e aristocratici non soltanto romani. Il racconto di Giuseppe Ghezzi della cerimonia ricalca di fatto quanto era già avvenuto nelle quattro edizioni precedenti: accompagnati dalle esecuzioni musicali di Arcangelo Corelli, monsignor Camillo Cybo, presidente della reverenda Camera Apostolica e accademico di onore, aveva tenuto l’orazione, a cui era seguita la lettura di sonetti composti da membri dell’Arcadia, e quindi la premiazione dei vincitori. Sulle medaglie, diverse per peso e valore a seconda delle classi e del premio, era riportata su un lato l’effige di San Luca, sull’altro quella di Clemente XI con inciso il motto Nutriunt Proemiorum exempla Virtutes. Gli elaborati dei concorrenti premiati erano esposti in sale attigue al salone delle cerimonie.
A concorso ormai espletato, il 20 giugno 1706 gli accademici valutarono l'opportunità di eliminare nelle successive edizioni le terze classi, “e questo a cagione delle insolenze ogni anno fatte nelli Palazzi e Chiese con scandali e risentimenti grandi” causati dal comportamento, certamente non troppo garbato, dei giovani impegnati nelle operazioni di rilievo. Inoltre, per il restauro della chiesa dei Santi Luca e Martina erano necessarie ingenti somme di denaro, ricavabili, ritenevano alcuni, anche dall’abolizione dei premi delle terze classi. Ne nacque ovviamente una accesa discussione interna all’Accademia, controversia definitivamente risolta dalle parole di Clemente XI, comunicate a Ghezzi da monsignor Curzio Origo il 9 luglio seguente: il pontefice riteneva che “non solo vi dovessero essere le 3.e classi ma ancora se fosse stato possibile le 4.e e le 5.e e quante se ne possono fare onde si desistesse da ogni pensiero contrario” (A).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 46A (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Giustificazioni dei concorsi, a. 1706 (B).
Le belle arti in lega con la poesia per l'Accademia del disegno celebrata in Campidoglio il dì€ 6 maggio 1706 essendo principe della medesima il cavalier Carlo Maratti, celebre dipintore e viceprincipe, eletto motu proprio da N. Signore il cavalier Francesco Fontana celebre architetto. Relazione di Giuseppe Ghezzi, pittore e segretario accademico […], Roma 1706 (C).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (D).