I concorrenti delle prove di entrambi i concorsi consegnarono i loro elaborati il 1 luglio 1843, “dalle ore cinque fino alle ore nove pomeridiane” (A). La notificazione, firmata dal segretario perpetuo Salvatore Betti, apparve anche sulle colonne del “Diario di Roma” di martedì 20 giugno 1843.
Quattro furono i giovani aspiranti al premio nella I classe di architettura del Concorso Clementino, contrassegnati da numeri per mantenere l’anonimato: il n. 1 consegnò sei disegni; il n. 2 cinque; il n. 3 otto; il n. 4 cinque. Nessun candidato si presentò invece per la prova di II classe. Ogni prova era anche distinta da un motto.
Il giorno 5 luglio 1843 si svolse in sei ore la prima delle due giornate di “esperimento delle prove estemporanee. Intesa com’è sempre stata l’accademia romana a premiare l’egregia e vera valentia degli artisti” (C). Per la I classe di architettura, si legge nel bando, il concorrente avrebbe dovuto “eseguire la pianta, l’elevazione e lo spaccato di un piccolo edificio, in fogli lunghi tre palmi e un dodicesimo, cioè metro 0,688; larghi due palmi e cinque dodicesimi, cioè metro 0,539”. Durante lo svolgimento del tema – “Chiesa con locali per uso di parrocchia per duemila persone” – il concorrente della I classe di architettura identificato con il n. 1 (la cui identità non è nota) decise, “dopo alcune ore di lavoro, di ritirarsi dal concorso” (A). Il giorno seguente, i tre concorrenti rimasti vennero chiamati a cimentarsi ancora nello sviluppo della prova estemporanea elaborata il giorno precedente, facendo – si legge ancora nel bando – “una descrizione della fabbrica […]; indicando il metodo di costruzione, e dando qualche particolare in grande” (A).
La giuria – composta dai professori Luigi Canina (i cui giudizi sono conservati presso l’Archivio storico dell’Accademia Nazionale di San Luca; A), Gaspare Salvi, Giovanni Domenico Navone, Luigi Poletti, Giovanni Azzurri, Antonio Sarti, Luigi Rossini – si riunì il 17 e il 18 luglio 1843. “Dopo aver considerato i giudizi particolari e fatto le opportune discussioni”, i giudici votarono ponendo nel bussolo sfere bianche (voto positivo) e nere (negativo): il progetto contraddistinto dal n. 4 ottenne sette voti neri; il progetto n. 3, quattro bianche e tre nere; il progetto n. 2, quattro nere e tre bianche. Risultava dunque vincitore solo il progetto n. 3. Tuttavia, non essendoci stati candidati nella II classe, i giudici stabilirono, previa l’approvazione del camerlengo, di ridistribuire il premio non assegnato; passarono quindi nuovamente il bussolo per stabilire a chi assegnare il “premio aggiunto” e all’esito di questa votazione risultò vincitore il progetto n. 2, con sei voti bianchi, mentre il progetto n. 4 prese ancora solo voti neri; ad una ulteriore valutazione, i giudici avrebbero comunque deciso di riconoscere una “considerazione” al progetto n. 4 (A). “Il premio assoluto della prima classe di architettura, cioè la medaglia d’oro di zecchini quaranta, fu meritato dal signor Angelo Angelucci di Todi. Ma l’Accademia volle altresì riconoscere i pregi che trovò nell’opera del signor Giacomo Monaldi romano, e quindi gli assegnò una medaglia d’oro straordinaria di venti zecchini: consentendo altresì una giusta considerazione di lode, aggiuntavi anche una medaglia d’onore, al signor Andrea Busiri romano, tenente in secondo del pontificio corpo del genio” (C). In sintesi, tutti i partecipanti alle prove della I classe di architettura ricevettero un premio.
L’elenco dei vincitori di tutte le prove venne pubblicato anche nel “Diario di Roma” del 12 settembre 1843.
Seguendo ancora il bando, le opere dei concorrenti, con le rispettive prove estemporanee, sarebbero state esposte al pubblico nelle sale accademiche otto giorni prima e otto dopo l’assegnazione dei premi (A).
La celebrazione dei vincitori del concorso ebbe però luogo soltanto alcuni mesi dopo, il 5 febbraio 1844, facendo coincidere la data con i festeggiamenti per il quattordicesimo anniversario dell’incoronazione di papa Gregorio XVI Cappellari, acclamato accademico nel 1830. Nel frattempo era stato eletto presidente dell’Accademia il pittore Giovanni Silvagni. Per la festa venne addobbata “l’aula massima capitolina” (credibilmente, la sala degli Orazi e Curiazi) con “eleganti parati”; il presidente e gli accademici indossavano la divisa ricamata; nel “Teatro” avevano trovato posto i cardinali, il corpo diplomatico, la prelatura, i letterati e gli artisti, insieme all’alta nobiltà straniera e romana; la guardia svizzera presidiava gli ingressi. Il pubblico, come sempre, era accorso in gran numero. Monsignor Carlo Luigi Morichini, chierico della reverenda camera apostolica, tenne l’orazione. A questa seguì la premiazione, con le medaglie d’oro consegnate ai vincitori dalle mani del camerlengo, il cardinale Tommaso Riario Sforza, accompagnato dal cardinale Ludovico Gazzoli. Quindi gli Arcadi declamarono delle poesie. “E perché là dove sono le muse, tiensi compagnia carissima l’armonia” (C), Angelo Maria Ricci, accademico della crusca, declamò un inno con cori, posto in musica dal maestro Giacomo Fontemaggi. “Tutto nella grande solennità, degna non meno della maestà dell’occasione e del luogo” (C).
Amalia De Angelis (1824-1873), talentuosa giovane artista romana, “esempio (unico nei fasti accademici) di una donzella avventuratasi così virilmente ai perigli di tal pubblico e solenne concorso (cosa da cui oggi rifuggono tanti animi o poco generosi o molto superbi)”, partecipò alle prove di pittura, unica donna in tutte le edizioni del concorso che, sebbene non vincitrice, venne comunque ritenuta degna di ricevere un riconoscimento, una medaglia di oro del valore di trenta zecchini (C).
[Laura Bertolaccini, con la collaborazione di Alberto Coppo]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 181 (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 102 (B).
Distribuzione de’ premi del Grande Concorso Clementino e Pellegrini celebrata sul Campidoglio il dì 5 di febbraio 1844, Roma 1844 (C).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (D).