I soggetti sarebbero stati esposti “in una tabella con li soliti avvertimenti nella nostra chiesa nella parte opposta della sacrestia e nello stesso tempo si faranno stampare ed affiggere le notificazioni” (A). Precedentemente, “in un Congresso tenuto in casa del Segretario [Pietro Hostini] li 7 Febrajo 1754”, era stato definito una sorta di codice di pratica a cui attenersi per la selezione dei temi proposti dagli accademici, che in una apposita congregazione avrebbero dovuto “portare ciascheduno per la sua Professione num.o 3 schedole sigillate colli soggetti distintamente in chiascheduna di dette schedole, sí per la prima, che per la seconda e per la terza classe”; ogni scheda sarebbe stata numerata progressivamente e i numeri riportati in biglietti che, “imbossolati”, sarebbero stati estratti, determinando così i soggetti per tutte le classi. La stessa procedura sarebbe stata adottata anche per la selezione dei temi degli ex tempore. Nello stesso incontro veniva deciso che ai concorrenti fosse comunicato almeno un mese prima della festa di premiazione la data della consegna degli elaborati e quella delle prove estemporanee. E, per consentire una adeguata valutazione, “siccome l’esperienza ha fatto conoscere essere assai difficile il poter maturamente ed esattamente giudicarne nel solo spazio di mezza giornata, particolarmente per l’esame dei disegni d’Architettura in confrontare le piante con gl’alzati, si stima opportuno che nel primo giorno doppo pranzo […] si giudichino i disegni di Pittura, nella mattina del giorno seguente quelli di Scoltura, e nel doppo pranzo di quest’istesso giorno quelli d’Architettura […]”. Ogni giudice avrebbe poi espresso, su un biglietto contraddistinto solo dal numero identificativo del concorrente, il proprio voto partendo dal primo premio della prima classe e proseguendo poi per le seguenti. La somma maggiore dei voti ottenuti avrebbe quindi determinato l’ordine dei vincitori (B).
Sull’ordinamento generale del concorso gli accademici sarebbero tornati anche nella congregazione del 1 settembre 1754, quando venne discussa la necessità di richiedere a papa Benedetto XIV che la competizione avesse cadenza quadriennale, supplica accolta con chirografo pontificio, come riferì il principe Fuga nella riunione del 3 novembre 1754; nell’assemblea del 1 settembre venne trattata anche l’eventualità di esporre, insieme agli elaborati dei vincitori, le opere dei professori accademici, proposta non accettata per 6 voti favorevoli e 13 contrari (A).
Nella riunione del 3 novembre 1754, per le classi di architettura Tommaso De Marchis venne nominato “curatore dei Giovani concorrenti”, ovvero responsabile del ricevimento degli elaborati e dell’assistenza durante la prova estemporanea. A Clemente Orlandi e Antoine Dérizet venne affidato il compito di allestire il “Teatro”. In quell’occasione fu elaborato e reso pubblico l’avviso con le date di consegna degli elaborati, delle prove estemporanee e della festa in Campidoglio (A).
Il 19 novembre 1754 in quattro consegnarono le prove di architettura della I classe (con numero di identificazione): Pietro Camporese (n.1), Joachim Bocher (n.2), Filippo Marchionni (n.3), Bernard Liegeon (n.4); quattro anche i concorrenti della II classe: Giovanni Antinori (n.1), Ermenegildo Sintes (n.2), Giacomo Colosio (n.3), Giacinto Ballarini (n.4); e sei quelli della III classe: Giacomo Sangermano (n.1), Girolamo Torna (n.2), Bonawentura Solari (n.3), François Demesmay (n.4), Giuseppe Annibali (n.5), Domenico De Gaspari (n.6) (A). Il giorno seguente si tennero le prove estemporanee, da “farsi nello spazio misurato di due ore alla presenza di alcuni de' nostri Accademici” (C). E il 21 novembre 1754, “doppo pranzo”, gli accademici architetti Ferdinando Fuga, Pietro Hostini, Tommaso De Marchis, Clemente Orlandi, Antoine Dérizet, Filippo Raguzzini e Carlo Marchionni espressero il loro giudizio, “doppo aver bene considerati e esaminati i Disegni, e soddisfatti delle prove” (A). All’esito delle valutazioni, non vennero ritenuti idonei a ricevere alcun premio Bocher, Colosio, Sangermano, Torna e De Gaspari.
La celebrazione dei premiati si svolse il 24 novembre 1754: “videsi pomposamente adornato il gran Salone principale del Campidoglio, in cui dovevasi fare la distribuzione de’ Premj, e maravigliosamente ripieno di Persone accorsevi per godere di sì bella Festa, quali sommamente goderono in vedere con quant'onore, e stima si accompagnano, e si promuovono in Roma le belle Arti” (C). Come nel 1750, partecipò alla premiazione George II Stuart, re d’Inghilterra in esilio a Roma, accompagnato dalla sua corte: al regnate era stato riservato un palco di fronte al quale sedevano gli ambasciatori di Francia e di Venezia. In un altro palchetto trovava posto il senatore capitolino, Nicolò Bielke. La schiera dei cardinali era come sempre copiosa, accompagnata da un gran numero di prelati, oltre a nobili e aristocratici non solo romani, accolti dal principe e dagli accademici di San Luca. Dal salone della premiazione “si passava ad un'altra Sala interiore, e per quella in altre due Anticamere […], nelle quali vedevansi esposti alla comun vista i Disegni, e Modelli de' Giovani co' nomi loro, e qualità de' Premj, che come sopra avevano riportati”. La festa si svolse secondo un copione ormai consueto: composizioni musicali del maestro Niccolò Jommelli introdussero l’orazione, tenuta da monsignor Tommaso Antonio Emaldi, cameriere segreto del pontefice, terminata la quale un altro concerto, eseguito dal maestro di cappella Bartolomeo Lustrini, anticipò la premiazione dei vincitori del concorso, conclusa dalla lettura di sonetti e odi da parte di accademici dell’Arcadia: “Terminata la recita degli Arcadi, si diede fine alla festa con la terza armoniosa sinfonia” (E).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 51 (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Giustificazioni dei concorsi, a. 1754 (B).
Delle lodi delle belle arti. Orazione e componimenti poetici detti in Campidoglio in occasione della festa del concorso celebrata dall'insigne Accademia del disegno di S. Luca essendo principe di essa il signor cavalier Ferdinando Fuga, l'anno 1754, alla santità di nostro signore Benedetto XIV, Roma 1754 (C).
Memorie per servire alla storia della Romana Accademia di S. Luca fino alla morta di Antonio Canova, Roma 1823 (D).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (E).