La notificazione “ai Giovani studenti delle Belle Arti” era quindi stata ufficialmente pubblicata il 14 ottobre 1749 (A). Il tema assegnato alla I classe di architettura – Un magnifico collegio capace di potervi separatamente insegnare le Matematiche e le Belle Arti di Pittura, Scultura e Architettura – era chiaramente un omaggio all’operato di papa Benedetto XIV Lambertini.
“Essendosi nell’anno 1749 […] pubblicati i soggetti ai Giovani concorrenti per rinnovare la XVII volta la Gloriosa Istituzione della S.M. di Clemente XI, ed avendo già li medesimi Giovani terminate le studiose fatiche loro, volle la N.S. felicemente Regnante che il giorno XXV del mese di Maggio del corrente Anno Santo si dovesse celebrare il solenne Concorso […]” (B).
La cerimonia era stata preceduta da diverse riunioni organizzative: il 19 aprile 1750 venne affidato ad Ermenegildo Hamerani, “che nell’altri concorsi hà fatte le stesse medaglie”, il compito di realizzare i premi; il 23 seguente venne approvata la proposta del principe dell’Accademia di svolgere la premiazione in Campidoglio nella sala dei Conservatori anziché in quella dei Senatori, dove si era tenuta la festa dell’edizione del 1739; nella stessa riunione venne stilato il testo dell’avviso, affisso il 25 aprile 1750, in cui erano riportate la data di consegna degli elaborati (il 20 maggio, “la mattina dalle ore 12 sino alle ore 15 e il doppo pranzo, dall’ore 21 alle 24”) e quella della prova estemporanea (il giorno 22, “all’ora 12 in punto”).
Nella riunione del 23 aprile venne anche stabilito che l’orazione fosse tenuta da Francesco Maria Zanotti, scrittore e filosofo bolognese, e che, “non facendosi la cantata secondo hà comandato Sua Santità”, durante la distribuzione dei premi fosse già disponibile un volumetto con indicati i nomi dei vincitori. In realtà, nell’incontro del 10 maggio seguente gli accademici avrebbero comunque deciso che “non potessi far di meno di una sinfonia di concerto d’Istromenti tanto per l’Introduzione, quanto per il Tempo intermedio trà il Discorso e la distribuzione de Premij quanto in fine”.
Infine, nella seduta del 3 maggio era stato nominato Tommaso De Marchis per accogliere gli elaborati dei concorrenti in architettura e presenziare allo svolgimento delle prove estemporanee. Francesco Ferrari e Carlo Marchionni furono incaricati dell’allestimento del “Teatro” (A).
Il 20 maggio 1750, si legge nel verbale, “fu aperto il Salone grande de’ studj all’ore 12 in punto” per ricevere gli elaborati dei concorrenti. In questo documento è presente la lista di tutti coloro che avevano consegnato, con i numeri identificativi dei progetti. Avevano consegnato le prove di I classe di architettura cinque concorrenti – Francesco Collecini (n.1), Antonio Stoppani (n.2), Gaetano Sintes (n.3), Francesco Sabbatini (n.4), Melchiorre Passalacqua (n.5) –; sei furono invece i concorrenti alla II classe – Gaetano del Pinto (n.1), Diego Senepa (n.2), Antonio Ducci (n.3), Carlo Alessio Guillaumot (n.4), Carlo Nespio (n.5), Pietro Antonio Salandri (n.6); e altrettanti avevano svolto i temi di III classe – Filippo Biganti (n.1), Luigi Valadier (n.2), Nicola Giardoni (n.3), Pietro Rossi (n.4), Francesco Mastronardi (n.5), Giuseppe Carabelli (n.6). Dal verbale del 22 maggio apprendiamo come si svolsero le prove estemporanee: “la mattina ad ore 12”, nel tempo di due ore, su fogli marcati “con cera di Spagna col sigillo piccolo dell’Accademia”. Nello stesso giorno, “doppo pranzo ad ore 21”, vennero nominati i vincitori. All’esito del giudizio, Stoppani, Passalacqua, del Pinto, Nespio, Salandri, Biganti, Mastronardi e Carabelli non furono giudicati idonei a ricevere alcun riconoscimento; nella I classe di architettura venne attributo un secondo premio ex aequo e nessuno si aggiudicò il terzo premio (A).
Il 25 maggio 1750 la “Festa del Concorso” (A) si svolse dalle 22 alle 24 in Campidoglio, “meravigliosamente ripieno di persone” (B). Alta fu l’affluenza di cardinali (diciannove, tra cui Carlo Rezzonico), oltre a un numero elevato di prelati, membri della nobiltà e dell’aristocrazia non solo romana, accorsi per questa speciale celebrazione dell’anno giubilare e per accogliere George II, re d’Inghilterra, a cui era stato dedicato un palco riccamente ornato, posto di rimpetto a quello in cui erano ospitati numerosi ambasciatori stranieri. “I Disegni, e i Modelli delle prove fatte da Giovani Premiati stavano esposti alla pubblica vista nelle stanze contigue al Salone, ove si tennero li due giorni seguenti con la guardia parimenti da quattro svizzeri, ed un sergente”. L’orazione venne preceduta dal concerto del maestro Davide Perez eseguito da cinquanta elementi, quanti avrebbero poi suonato la seguente “composizione nuova” di Niccolò Jommelli con cui venne introdotta la premiazione dei vincitori del concorso (B). Tra i due concerti la lettura di poesie e sonetti: “Terminata la loro recita si diede fine alla festa con la terza armoniosa sinfonia con universale applauso” (E).
All’orazione tenuta da Francesco Maria Zanotti, “La cui proposizione si è, che la Pittura, la Scolatura, e l’Architettura sono più da pregiarsi, che qualunque altra disciplina”, nei giorni successivi l’esposizione in Campidoglio, seguirono due repliche di autori anonimi, una contraria e una favorevole alla tesi espressa dallo studioso bolognese, entrambe pubblicate, insieme al testo di Zanotti, in un libretto edito a Bologna nel 1750 (C).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 50 (A).
Delle lodi delle belle arti. Orazione, e componimenti poetici detti in Campidoglio in occasione della festa del concorso celebrata dall'insigne Accademia del Disegno di San Luca essendo principe di essa il signor Francesco Mancini l’Anno del Giubileo 1750 […], Roma 1750 (B).
Orazione del signor Francesco Maria Zanotti in lode della pittura, della scoltura, e dell'architettura, recitata in Campidoglio li 25 maggio 1750 con due altre orazioni d'incerti autori, nell'una delle quali si impugnano la proposizione, e le ragioni dell'orazione sopraddetta, nell'altra si difendono, Bologna 1750 (C).
Memorie per servire alla storia della Romana Accademia di S. Luca fino alla morta di Antonio Canova, Roma 1823 (D).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (E).