Per la I classe del concorso di architettura fu estratto il tema proposto da Melchiorre Passalacqua; per la II classe passò quello indicato da Virginio Bracci; per la III classe ancora una traccia presentata da Passalacqua. Tutti i soggetti, da raffigurare in piante, prospetti e sezioni, dovevano essere rappresentati su fogli da 15, quattro per la I e la II classe, tre per la III classe.
Nella riunione del 12 aprile 1795 gli accademici decisero di far coincidere la celebrazione del concorso con la festa del secondo centenario della istituzione dell’Accademia di San Luca prevista per quell’anno: la mattina si sarebbe tenuta nella chiesa dei Santi Luca e Martina una solenne messa cantata e nel pomeriggio i festeggiamenti per la consegna dei premi sarebbero proseguiti in Campidoglio. In quella stessa seduta si stabiliva che la consegna degli elaborati dovesse avvenire il 15 maggio 1785, che le prove estemporanee si sarebbero svolte il 16 e che il 18 i giudici avrebbero visionato i lavori dei concorrenti. Ma già nella riunione del 3 maggio seguente decidevano una proroga per i festeggiamenti, dal 25 maggio al 2 giugno seguente, e dunque venivano posticipate tutte le scadenze: “Spirato il termine prefisso nella proroga si avvisarono i concorrenti; onde sui presentassero nella gran Sala dell’Accademia per consegnare le loro rispettive fatiche al Segretario, e al Custode. Quelli, che secondo l’avviso concorsero furono invitati a ricomparire nel 27 di maggio per fare in quel luogo nello spazio di due solite ore lo sperimento delle prove estemporanee” (B).
La mattina del 27 maggio vennero selezionati i temi delle prove estemporanee, svolte “in due ore e mezza circa”: per le classi di architettura furono scelti tre soggetti proposti da Virginio Bracci il quale, come da regolamento, ebbe anche il compito di seguire in aula lo svolgimento della prova. “Eseguite dai Concorrenti le prove passarono in mano del Segretario, e quindi colla solita esattezza il riposero nella Sala chiusa a due Chiavi diverse colla massima cautela custodite dal Segretario, e Custode. A giudicarne del merito si adunarono nella seguente mattina gli Accademici giudici, e fu designato l'onore de premi” (B). Della congregazione facevano parte gli architetti Andrea Vici, Virginio Bracci, Francesco Antonio Navone, Giovan Battista Ceccarelli, Giuseppe Palazzi, Giuseppe Barberi, Melchiorre Passalacqua.
Non è stato possibile accertare chi avesse partecipato al concorso di architettura oltre ai vincitori di cui sono noti i nominativi. Tuttavia, confrontando i codici riportati sugli elaborati, è stato possibile ascrivere il disegno inv. 960, sino ad ora considerato di autore anonimo, alla prova estemporanea di Francesco Rinaldi, vincitore del terzo premio ex aequo della III classe. Rimane ancora ignoto l’autore del disegno inv. 961 (capitello ionico), privo di numeri identificativi e di bollo di ceralacca, presenti invece nelle altre prove estemporanee, tanto da far supporre che non si tratti di un elaborato redatto per un ex tempore del concorso.
Il 2 giugno 1795 si tenne la celebrazione: “Doppio fu il luogo della pompa: uno alle Sale di S. Martina, l'altro alla Sala capitolina. Gli Accademici gareggiavano di tale splendidezza di apparato nell'una e nell'altra sede, che si parve quello un doppio trionfo delle arti” (D). Alla messa del mattino nella chiesa adornata con il ritratto di Pio VI tra quelli di Girolamo Muziano e Federico Zuccari, parteciparono gli accademici “vestiti in abito da Città” (A, B); alle 22 si ritrovarono in Campidoglio, il principe Tommaso Maria Conca con gli accademici, i cardinali, un copioso numero di prelati, autorità cittadine, aristocratici e nobili romani e forestieri: in un palco dedicato era presente il principe Augusto Federico di Hannover con il suo seguito e con alcuni ambasciatori e ministri di potenze estere; in un altro sedevano principesse e dame. Tanta era l’affluenza di pubblico prevista, che avevano deciso di sistemare due cori musicali nelle logge della piazza capitolina per rallegrare l’attesa di chi doveva entrare, e di coloro che sarebbero rimasti fuori.
La sala della premiazione era addobbata con stoffe preziose e rischiarata da lumi su candelabri in argento. Qui le note di “armoniosi concerti” avevano preceduto l’orazione tenuta da Carlo Emmanuele Massimi, assessore del governo pontificio, “il quale per aggiungere generosi sproni agli animi per sè stessi veloci de' giovani artisti, dimostrò siccome essi nell'esercizio delle arti loro avessero in quella felice età meno ostacoli da combattere, che non ebbero gli antichi artisti, e più mezzi par farsi eccellenti” (D). A questa disquisizione fece seguito ancora da una cantata composta da Giuseppe Petrosellini, noto librettista, riprodotta in musica da Giovanni Cavi, celebre musicista romano. Le opere di tutti coloro che avevano concorso erano esposte in sale attigue al salone della premiazione, “colla distinzione che dei premiati si metterà il nome e nell’altre non vi sarà segno alcuno e queste ultime si restituiranno doppo terminato il concorso” (A).
“Allora fu che si venne alla pubblica distribuzione dei premi consistenti in medaglie di argento bianche e dorate in numero corrispondente alle classi, e al merito nel di cui dritto si rappresenta S. Luca, che dipinge Maria Santissima, e nel rovescio la Chiesa, che corona le belle Arti. […] Finalmente il Custode Generale dell'Arcadia e i suoi valori Compastori resero più grata l'allegra adunanza coi loro scelti Componimenti […] e tra nuovi concerti, ed applausi si diede termine al Trionfo delle Arti belle in quella giornata degna di eterna memoria” (B).
Una motivazione particolare aveva accompagnato la valutazione del lavoro dell’inglese Joseph Gandy: “L’Accademia ha creduto di dare il Premio separato a questo Giovane in vista del merito del Disegno senza collocarlo fra gli altri della Prima Classe per essersi scostato dal sogetto proposto” (A).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 55 (A).
Il centesimo secondo dell’anno MDCCXCV co’ pregj delle Belle Arti celebrato tanto in San Luca che nel Campidoglio in occasione del solenne Concorso Clementino tenuto dall’Insigne Accademia del Disegno di S. Luca nel dì 2 giugno di detto anno essendo principe il signor cavaliere Tommaso Maria Conca Pittore descritto da Francesco Navone Architetto, e Segretario Accademico, Roma 1795 (B).
Memorie per servire alla storia della romana Accademia di San Luca fino alla morte di Antonio Canova, Roma 1823 (C).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (D).