Un anno dopo, nella congregazione del 3 agosto 1766 gli accademici decisero, “per dare maggior spazio di tempo ai lavori dei giovani concorrenti per ben perfezionarli”, di posticipare la data della celebrazione, inizialmente prevista in settembre, al mese di novembre (A). In preparazione delle fasi conclusive del concorso, “considerato il disordine che accade talvolta ne Concorsi che per scarsezza di concorrenti in alcune classi sono stati dati i premi a quel solo sogetto che incorreva ancorché il disegno non havesse alcun merito”, nella congregazione del 7 settembre 1766 venne precisato che “in avvenire non si dovrà più pratticare ne darvi il premio qualora il disegno non sia meritevole di giusta considerazione in quella classe nella quale debba comparire, ma, o lasciarsi vacante, o farsi d’uso in altra classe” (A).
Nella riunione del 2 novembre 1766 venne stabilito che gli elaborati fossero consegnati il 17 e il 18 novembre (“la mattina, dalle ore 16 alle ore 18 e il giorno dalle ore 21 alle 24”) e per le classi di architettura Francesco Nicoletti venne nominato “curatore de giovani concorrenti”; il 20 novembre si sarebbero tenute in due ore le prove estemporanee (A).
I disegni di architettura furono giudicati lo stesso giorno (C); la giuria era composta da Mauro Fontana, Carlo Marchionni, Francesco Nicoletti, Clemente Orlandi, Giovanni Domenico Navone, Alessandro Dori, Domenico Gregorini e Giovanni Battista Piranesi (A).
Non sono stati rinvenuti elenchi dei partecipanti al concorso, e i codici riportati sugli elaborati non sciolgono dubbi circa due disegni catalogati come di autore anonimo, due elaborati per prove estemporanee di III classe identificati con il n. 1 (dis. 676) e con il n. 5 (dis. 677), entrambi riportanti il sigillo in ceralacca.
La premiazione ebbe luogo il 24 novembre 1766 in Campidoglio dove fu allestito un “Teatro” effimero riccamente addobbato “di nobile tapizzeria con doppj fregj di velluti, e guarnizioni d’oro […] Al prospetto principale vedeasi in alto un ricco, e nobile baldacchino formato con velluti, frangie, e trine d’oro, da cui pendea un gran panno alla reale, sopra del quale era collocata l’Immagine del Sommo Pontefice Regnante […]. Compiva poi la vaghezza e nobiltà dell’apparato un gran numero di placche e lampadari i più scelti, che sostennero gran quantità di cera, concui si mantenne chiara, e risplendente tutta la gran Sala fin’ all’imbrunir della notte”. I disegni e i modelli furono esposti nelle attigue stanze dell’appartamento del senatore capitolino Abbondio Rezzonico, fratello del pontefice Clemente XIII, affinché i vari cardinali, prelati e nobili presenti, potessero ammirare i lavori dei giovani partecipanti. Una pianta e una sezione longitudinale dell’allestimento del salone delle premiazioni sono conservate tra la documentazione di questa edizione del concorso (B).
“Nella facciata poi di quel Palazzo principale del Campidoglio sopra al Frontespizio della gran Porta che introduce alla Sala era innalzato lo Stemma dell’insigne Accademia del Disegno”. La presenza degli “Svizzeri Alabardieri di Nostro Signore” garantiva la custodia dei disegni per evitare “ogni disordine, che nel gran tumulto del Popolo, che in un’insolita maniera era concorso, potesse peravventura accadere” (C).
La cerimonia incominciò con un “armonioso e dilettevol concerto” a cui seguì l’orazione di Tiberio Soderini e una seconda esecuzione musicale, composta da Michele Barbici ed eseguita dallo stesso, accompagnato dagli orchestrali. Dopo la premiazione, durante la quale i cardinali distribuirono ai vincitori i medaglioni d’argento con il ritratto del pontefice e dall’altro lato l’immagine di San Luca, si esibirono gli Arcadi guidati dall’abate Giuseppe Brogi. Tra questi di distinse particolarmente una esecuzione dell’abate Gioacchino Pizzi, a tal punto che “l’udienza tutta si rattristasse solo allorchè tacque, cessò quel diletto, che infinito erasi provato in udirlo” per poi esplodere in un “strepitoso plauso”. In seguito si tenne un canto a due voci su composizione di Michele Barbini e dopo questa esecuzione la cerimonia si concluse: non ci fu alcuno tra i presenti che “non prorompesse in parole, e dimostrazioni del più vivo desiderio di vederla con maggior frequenza replicata giudicando che non vi possa essere istituzione più profittevole al Pubblico bene” (C).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 52 (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Giustificazioni dei concorsi, a. 1766 (B).
Orazione e componimenti poetici in lode delle belle arti, relazione del solenne discorso e della distribuzione de’ premi celebrati sul Campidoglio dall’Insigne Accademia del Disegno in S. Luca li dì 24 novembre 1766 essendo il principe di essa il sig. D. Francesco Preziado […], Roma 1769 (C).
Memorie per servire alla storia della romana Accademia di San Luca fino alla morte di Antonio Canova, Roma 1823 (D).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (E).