Nell’adunanza del 14 settembre venne stabilito che i concorrenti dovessero consegnare gli elaborati il giorno 27 seguente; la mattina del 28 settembre in Campidoglio si sarebbero poi svolte le prove estemporanee e quindi nel pomeriggio i giudici avrebbero espresso le loro valutazioni. Era stato stabilito, “accicocchè non naschino li disordini occorsi in qualche parte negl’anni passati”, che gli accademici, divisi in pittori, scultori, architetti, avrebbero valutato “segretamente” gli elaborati presentati dai concorrenti delle diverse classi di ogni singola “professione”, compilando una scheda, chiamata “scaccolo”, contrassegnata da una lettera identificativa del concorrente (la stessa lettera riportata poi sugli elaborati): questa scheda, opportunamente ripiegata, veniva poi inserita in una cassetta con tre scompartimenti, uno per ogni disciplina (pittura/scultura/architettura), richiusa a chiave e riaperta in seguito dal segretario. In relazione al numero di voti ricevuti, i concorrenti avrebbero vinto i premi. Questa norma recuperava i principi di una analoga disposizione già votata all’unanimità il 21 aprile 1706 ma poi non attuata (A).
Secondo gli elenchi rinvenuti, oltre ai vincitori aveva partecipato alle prove della III classe di architettura anche Giovanni Battista Ballante, romano, giudicato non idoneo a ricevere alcun premio (B).
La celebrazione dei vincitori si svolse in Campidoglio giovedì 2 ottobre 1710: era presente la congregazione accademica, con il principe a vita Carlo Maratti, il primo consigliere Carlo Fontana e il secondo consigliere Giovanni Maria Morandi, una ampia schiera di porporati, tra cui il cardinale Pietro Ottoboni, accompagnata da prelati, aristocratici e nobili non soltanto romani; e poi il pubblico – “il Popolo […] intero de Virtuosi e Gente distinta dal commune” (C) – che affluì numeroso in questa edizione incentrata sul rapporto reciproco tra Roma e le arti.
L’orazione venne tenuta da Filippo Maria Monti, prelato domestico di Clemente XI, eletto accademico d’onore nella congregazione del 1 maggio 1710, preceduta da esecuzioni musicali dirette dal maestro Matteo Fornari, già parte dell’orchestra di Arcangelo Corelli che proprio dal 1710 aveva cessato di esibirsi in pubblico. Seguì poi la lettura delle poesie terminata la quale i vincitori ricevettero le medaglie su cui, intorno all’effige di Clemente XI, era riportata la frase Spes praemi solatium est laboris. Consegnati i premi, nel salone riecheggiarono le note musicali accompagnate dalla soavissima voce del celebre soprano Francesco Finaja (Francesco Antonio Besci), “che sù l'eruditissime note del Celebre Signor Antonio Caldara, e con le Poetiche erudite parole del Sig. Ignazio de Bonis, fé provare cun l'eccellenza della sua voce à tutti gl'Astanti fino à qual segno pervenga il diletto” (C).
Lo stesso papa Clemente XI il 3 ottobre 1710 avrebbe fatto visita in Campidoglio all’esposizione: “Considerati poi gl’esposti Disegni, Bassirelievi, ed Architetture, mostrò di sì virtuosa profittevol gara il suo vero contento. L’istesso avvenne nell’osservar la seconda contigua Stanza, ornata a parte coll’opere delle concorrenze degl’Anni precedenti” (C). Per dare maggior lustro a questo evento straordinario, i giovani vincitori vennero fatti tornare per omaggiare il pontefice: “furono per parte dell'Accademia mantenute tutte le vistose pompe della precedente solennità ed ordinati tutti i giovani premiati, allorché il papa dopo visitata la grande aula ed i lavori dei concorrenti nelle sale attigue, gli cantarono un coro al gran protettore delle Belle Arti Clemente XI” (D).
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 46A (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Giustificazioni dei concorsi, a. 1710 (B).
Roma, tutrice delle belle arti, pittura, scultura, e architettura mostrata nel Campidoglio dall'Accademia del disegno il dì 2 ottobre 1710 essendo principe della medesima il signor cavalier Carlo Maratti.Relazione di Giuseppe Ghezzi, pittore e segretario accademico […], Roma 1710 (C).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (D).