Nella Congregazione del 18 aprile 1709 gli accademici concordarono che gli elaborati del “Concorso de’ Premij” fossero consegnati il 27 dello stesso mese, “dalla mattina sino al tramontar del sole”; domenica 28 aprile in mattinata si sarebbero poi svolte le prove estemporanee in Campidoglio e nel pomeriggio la commissione – formata, per le classi di architettura, da Carlo Fontana, Giovanni Battista Contini, Carlo Buratti, Carlo Francesco Bizzaccheri e Tommaso Mattei – avrebbe giudicato i lavori dei concorrenti; nella stessa seduta si era stabilito che la premiazione si sarebbe tenuta giovedì 2 maggio e che Domenico Riviera, prelato urbinate, segretario del collegio cardinalizio, appena eletto all’unanimità accademico d’onore, tenesse l’orazione (A).
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Carlo Fontana, già autore con il figlio Francesco, morto il 3 luglio 1708, della organizzazione del salone delle premiazioni nelle prime tre edizioni del concorso, era stato incaricato di curare l’allestimento in Campidoglio. Sua anche la scelta dei temi delle prove di architettura.
Rispetto alla deliberazione del 18 aprile, la solenne celebrazione in Campidoglio venne però anticipata al 1 maggio 1709. Il motivo di questo cambio di data potrebbe essere nell’annuncio dell’arrivo, inizialmente non previsto, di un ospite d’eccezione, Federico IV re di Danimarca e Norvegia, di passaggio a Roma per incontrare Clemente XI: per onorare il regnante straniero, il papa diede ordine a Fontana di realizzare un allestimento del salone “nel palazzo di mezzo del Campidoglio” della festa ancora più sontuoso, un apparato effimero dal “ricco e magnifico disegno” capace di ospitare una grande folla non solo nel salone del palazzo capitolino ma anche nella piazza, in “tutto il Recinto della Platea dove vedesi il famoso Cavallo” (A). Ma poi Federico IV cambiò i suoi programmi, percorrendo “altra strada per ritornarsene al suo Reame”; gli apparati esterni vennero allora smontati e la festa si tenne “nel luogo solito”, così descritto da Giuseppe Ghezzi: “Vedeansi su l’ampio disteso strato di platea ovale ricchissime sedie in giro [destinate ai cardinali]. Dopo questi sedevano la numerosa Prelatura, i titolati Personaggi, e Nobiltà Romana, e Forastiera, Religiosi di ogni Istituto, ed un indicibile numero di Virtuosi, e Soggetti di alto grido: Di quelli, e di molti Palatini erano ancor ripieni gl’ornati Palchi superiori […]. Circondava questo gran prospetto un elevato ornatissimo Coro, copioso, e ricco di luminarj, dove il Suono, ed il Canto dovean far pompa dell'esquisitezza dell’Arte. Succedea al disotto la maestosa Catedra dell’Oratore, confidente sopra gran Platea innalzata dal treplicato giro di ben architettati gradini. Nel mezzo del ripiano di un florido pavimento eravi stabilita la risidenza, per il Principe, Consiglieri, e Segretario della nostra Accademia. Dall’uno, e l’altro lato, con bellissima ordinanza, e sopra adobbati sedili posavano gl’eletti eruditissimi Letterati della celebre Arcadia, e dopo questi li nostri Accademici del Disegno” (C).
Musiche dirette da Arcangelo Corelli annunciavano la declamazione dell’orazione, seguita dalla lettura dei sonetti e quindi dalla proclamazione dei vincitori con assegnazione delle medaglie sulle quali erano effigiati da una parte San Luca, dall’altra Clemente XI circondato dal motto Verum Virtutis praemium est honos attribuito a Cicerone.
[Laura Bertolaccini]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Verbali delle Congregazioni, vol. 46A (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Giustificazioni dei concorsi, a. 1709 (B).
Il merito delle belle arti, pittura, scultura, e architettura, riconosciuto nel Campidoglio per l'Accademia del disegno solennizata il dì primo maggio 1709 essendo principe della medesima il signor cavalier Carlo Maratti.Relazione di Giuseppe Ghezzi, pittore e segretario accademico […],Roma 1709 (C).
Memorie per servire alla storia della Romana Accademia di S. Luca fino alla morta di Antonio Canova, Roma 1823 (D).
Sessantacinque anni delle scuole di belle arti della insigne e Pontificia Accademia Romana denominata di S. Luca. Memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica nel terzo centenario della fondazione accademica, Roma 1895 (E).