“Ogni opera da presentarsi al concorso avrà scritta una epigrafe, e sarà accompagnata da una lettera sigillata che contenga il nome dell’autore, la patria e l’abitazione, ed abbia di fuori ripetuta l’epigrafe medesima, ond’è notata l’opera” (A). Al vincitore della prova di I classe sarebbe stata corrisposta una medaglia del valore di duecento scudi romani; il vincitore della II classe avrebbe ottenuto una medaglia del valore di cento scudi romani.
Due concorrenti consegnarono gli elaborati di architettura per le prove di I classe (tema: “Un edificio destinato alla propagazione della fede, con un collegio diviso in corsi con separate camere laterali per 150 giovani, alcuni di diverse nazioni da educarsi alla propagazione della fede nelle diverse parti degl’infedeli”), chiamati il 21 e il 22 maggio seguenti a svolgere ancora nelle sale della Galleria accademica, per sei ore al giorno, le prove estemporanee (tema estratto a sorte: “Eremo per dieci religiosi da erigersi sulla sommità di un colle”). Nessun candidato presentò la propria opera per la II classe di architettura.
Il 3 giugno 1863 la commissione chiamata a valutare le opere, di cui facevano parte, tra gli altri, da Luigi Poletti, Antonio Sarti, Virginio Vespignani, Salvatore Bianchi, Nicola Cavalieri San Bartolo, Camillo Guglielmetti e Giovan Battista Benedetti, valutò le prove dei due candidati della I classe di architettura non meritevoli di ricevere alcun riconoscimento.
Ancor più che nelle precedenti edizioni, la partecipazione fu talmente scarsa, per quantità ma, soprattutto, per qualità delle opere, che addirittura, scrive il presidente nella relazione conclusiva deli lavori della giuria, “non si è stimato conveniente di fare la pubblica distribuzione dei premi, ne’ di pubblicare il solito volumetto” (B). Duro il commento apparso sulle colonne del “Giornale di Roma” il 22 ottobre 1863: “Giustamente severo è stato il Corpo de’ Professori verso i concorrenti, considerata la celebrità del Concorso e la qualità di artisti, e non di scolari, richiesta in chi voleva in esso fare esperimento del proprio valore” (C).
[Laura Bertolaccini, con la collaborazione di Alberto Coppo]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 122 (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 123 (B).
“Giornale di Roma”, 22 ottobre 1863 (C).