Gli elaborati, contrassegnati da motti, dovevano essere consegnati presso la Galleria accademica “a Santa Martina” il 20 maggio 1869.
Il 22 e il 24 seguenti i concorrenti sarebbero stati sottoposti alle prove estemporanee da svolgere in sei ore per ogni giorno “sopra temi tratti a sorte”. Il primo giorno, si legge ancora nel programma, i concorrenti della I classe di architettura avrebbero dovuto “eseguire la pianta, l’elevazione e lo spaccato di un piccolo edificio, in fogli lunghi tre palmi e un dodicesimo, cioè metro 0,688; larghi due palmi e cinque dodicesimi, cioè metro 0,539”; il secondo giorno si sarebbero cimentati nello sviluppo della prova estemporanea elaborata il giorno precedente, facendo “una descrizione della fabbrica […]; indicando il metodo di costruzione, e dando qualche particolare in grande”. Per la prova estemporanea della I classe di architettura venne estratto a sorte il tema di “Un grandioso sepolcro gentilizio da erigersi nel Camposanto di una capitale”. I partecipanti alle prove di II classe sarebbero stati “sperimentati sopra un soggetto più facile” – “Chiesuola da costruirvi a divota immagine, nel fondo di un vasto piazzale da fiera. Si dovrà dimostrare il progetto con la pianta della Chiesa, e parte delle botteghe e portici” – facendo nel primo e nel secondo giorno esercizi nelle medesime modalità indicate per la I classe.
“Le opere de’ concorrenti – precisava il bando – colle rispettive prove saranno esposte al pubblico nelle sale accademiche per sei giorni, prima del giudizio dell’Accademia; e per sei altri dopo esso giudizio”. Il premio previsto per i vincitori delle I classi del concorso era una medaglia del valore di 1075 lire, moneta dello Stato pontificio dal 1866; il premio per le II classi era una invece medaglia del valore di 337,10 lire (C).
Facevano parte della commissione, tra gli altri, Luigi Poletti, Virginio Vespignani, Antonio Sarti, Salvatore Bianchi, Andrea Busiri, Gaetano Morichini.
“Alla prima classe di architettura era stato chiesto un edificio da innalzarsi in Roma rimpetto alla Basilica Vaticana per la celebrazione de’ grandi Concili. Arduo e vasto tema, come ognun vede, ma paghi furono i professori del molto ingegno onde vennero superate le difficoltà principali, aggiuntasi la lode della esecuzione e la bontà dello stile dal nobil giovan Carlo Tenerani romano” (A), unico concorrente, non un omonimo, ma proprio il figlio dello scultore Pietro, presidente dell’Accademia per due mandati (1856-1859 e 1867-1869) appena scomparso, firmatario del programma di questo concorso. Un solo concorrente, dai natali certamente meno “nobili”, aveva partecipato alle prove di II classe, ricevendo il premio.
Il tema della I classe rifletteva chiaramente le azioni del pontificato di Pio IX, che il 7 dicembre 1869 aveva ufficialmente dato avvio ai lavori del Concilio Vaticano I.
La celebrazione dei premiati si tenne il 27 dicembre 1869 nelle sale della Galleria accademica: dalle 3 e mezza pomeridiane, “presenti le due Pontificie sorelle Accademie di Archeologia e di San Luca”, il cardinale Giuseppe Berardi, pro ministro del Commercio e Lavori pubblici, consegnò le medaglie (A).
Ben poco era rimasto dello spirito del concorso e della festa delle arti dedicati da Clemente XI nell’ormai lontano 1702 “alla studiosa Gioventù del Disegno”.
[Laura Bertolaccini, con la collaborazione di Alberto Coppo]
Fonti
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 128 (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 129 (B).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 181 (C).
“Giornale di Roma”, 17 maggio 1869 (D).