In questo periodo si era comunque tenuta in Campidoglio la celebrazione di una edizione del concorso Balestra (1810) e nel 1812 si era svolta quella di un concorso “speciale” dedicato a Napoleone da Antonio Canova, principe dal 1811, oltre ad un evento straordinario, anch’esso determinato dall’azione di Canova, celebrato con gran pompa nel 1816 per il rientro a Roma delle opere trafugate allo stato pontificio dai francesi. Canova, nominato principe perpetuo dal 1814, durante la sua reggenza in Accademia aveva attuato una profonda riforma della didattica, riscritto gli statuti e istituito, finanziandole personalmente, due nuove competizioni per giovani, il Concorso dell’Anonimo (dal 1812, con cadenza annuale), destinato solo a pittori e scultori, e il Concorso Canova, triennale, anche per architetti (1817 e 1820): in entrambi i casi ai vincitori veniva assegnata una rendita temporanea in denaro ma non erano previste particolari cerimonie. Alla morte dello scultore, avvenuta il 13 ottobre 1822, cessati i finanziamenti provenienti dalle sue risorse, anche questi concorsi vennero interrotti.
Il concorso clementino del 1824 è il primo della storia accademica post canoviana, indetto per celebrare l’anniversario dell’incoronazione di papa Leone XII Sermattei, avvenuta il 5 ottobre 1823 (A). Nella sua organizzazione questa competizione risente molto dell’impostazione data da Canova ai concorsi banditi durante il suo principato, come testimoniano i numerosi documenti ancora conservati presso l’Archivio storico accademico.
Nel 1824 l’Accademia stava attraversando una crisi economica particolarmente seria, ulteriormente aggravata dalle ingenti spese appena sostenute per celebrare i funerali di Canova, utilizzando prevalentemente i denari destinati ai concorsi. In un rapporto del 23 febbraio 1824 veniva menzionata dalla censura accademica “una somma disponibile di 652,35 a favore dei concorsi” (A) e successivamente il presidente Girolamo Scaccia, in una minuta del 26 marzo indirizzata al camerlengo Giovanni Caccia-Piatti riferiva di una “somma disponibile di 652,34 scudi, porzione di quale potesse impiegarsi per il concorso e porzione per soddisfare le altre spese straordinarie” (A). Nello stesso documento, con l’intento di economizzare le spese, veniva considerata l’ipotesi di assegnare solo il primo premio e di coniare medaglie di minor valore (40 zecchini anziché 50, come previsto dallo Statuto); la cerimonia, inoltre, si sarebbe potuta svolgere di giorno, risparmiando il costo della cera per l’illuminazione (A). Scaccia allegava quindi il rendiconto dell’edizione precedente, svoltasi in Campidoglio nel 1805, per lo svolgimento della quale erano stati spesi 937,44 scudi e stimava per l’esecuzione dell’edizione imminente una spesa di circa 600 scudi (A). L’evidenza della necessità di ulteriori finanziamenti spinse il camerlengo a versare il 27 agosto 1824 la somma di 500 scudi “da erogarsi nelle spese per la solenne premiazione in Campidoglio del vicino ottobre” (B). Tale finanziamento è riportato in una nota nella rendicontazione finale della cerimonia che ammonterà in totale proprio a 1152,013 scudi (C).
Nella congregazione del 2 maggio 1824 alcuni soggetti delle prove concorsuali, già scelti nella precedente riunione del 10 marzo, furono ufficialmente cambiati, tenendo ben presente di “proporre due soggetti per ogni arte, uno per la prima classe e l’altro per la seconda a norma di statuti” (A). Il tema per la I classe di architettura, ovvero un “tempio ad uso di battistero di una gran capitale”, venne sostituito con “un magnifico tempio da sostituirsi nella medesima area, e posizione dell’incendiata Augusta Basilica di San Paolo…” (A), dimostrando la volontà degli accademici di rispondere anche attraverso le prove dei giovani concorrenti ad un problema di stringente attualità dopo l’incendio che il 15 luglio 1823 aveva distrutto la basilica romana.
Il programma venne stampato e quindi pubblicato con la data del 1 maggio 1824: intitolato “Belle Arti, Romana Accademia di S. Luca, Programma per il Concorso Clementino nel 1824”, riportava una breve introduzione sulla storia del premio dalla sua istituzione, l’elenco dei temi stabiliti per la I e la II classe nelle tre arti, le modalità di esecuzione degli elaborati (in particolare, “Gli architetti concorrenti nella prima Classe eseguiranno la pianta, elevazione, e spaccato di un piccolo Edificio, e nella seconda Classe opereranno la stessa cosa su un soggetto più facile”), la scadenza per la consegna (15 settembre) e la data della distribuzione dei premi, fissata al 5 ottobre 1824, “epoca in cui ricorre il fausto giorno dell’incoronazione del Sommo Pontefice, secondo la consuetudine di tali concorsi”. Erano quindi espresse sinteticamente le regole per essere ammessi a partecipare – “Ogni artista di qualunque nazione potrà fare esperimento del suo valore in questo Concorso, eccettuati quei giovani Artisti, che avessero già ottenuto il primo premio sia in Campidoglio, sia ne’ passati Concorsi Canova” – e le norme generali per l’assegnazione dei premi – “Ove non si trovasse in qualche Classe ne’ lavori presentati merito bastante, e luminoso per aggiudicare il premio, quella Classe sarà esclusa”, precisando che “Il giudizio dei Professori relativamente al Concorso sarà inappellabile” – nonché i criteri per l’esposizione e l’acquisizione degli elaborati dei premiati da parte dell’Accademia – “Tutte le opere de’ Concorrenti colle rispettive prove si esporranno al pubblico nelle Sale dell’Accademia otto giorni prima del giudizio: indi saranno pure esposte nelle Sale del Campidoglio per otto giorni dopo la premiazione. Le produzioni premiate rimarranno di proprietà dell’Accademia e lasciate alla pubblica vista nelle Scuole, coi nomi de’ loro Autori” (A).
Il 23 agosto 1824 con ulteriore notificazione venivano confermati ai concorrenti il giorno e le modalità di consegna degli elaborati e la data di svolgimento della prova estemporanea: “Tale consegna si farà nelle mani del Segretario dell’Accademia, nelle Stanze di S. Luca e Santa Martina in Campo Vaccino, ritirandone ricevuta dal detto Segretario col motto, e numero d’ordine dell’Opera rilasciata. Siccome poi i Signori Concorrenti nel susseguente giorno 17, alle ore sette e mezza antimeridiane nelle Stanze medesime, dovranno esporsi all’esperimento della Prova estemporanea; quindi per essere ammessi a tal prova basterà la presentazione della detta ricevuta. Le prove pure verranno contrassegnate dallo stesso numero d’ordine, e del motto medesimo, di cui è distinta l’opera presentata” (A).
Il 15 settembre 1824 per la I classe di architettura consegnarono Gaetano Gnassi di Jesi, Simpliciano Jourdan, oriundo francese, Francesco Patanè siciliano, Giovanni Nolli novarese, Pietro Camporese romano e Quintiliano Raimondi; per la II classe Antonio Castellini romano, Francesco Patanè siciliano, Francesco Lanci di Fano, Giuseppe Sarti e Giuseppe Settembre napoletano (A).
Il 17 settembre 1824 i concorrenti furono invitati nella sala della Protomoteca Capitolina (non più nelle stanze accademiche, come inizialmente previsto) ad eseguire in sei ore la prova estemporanea (D): per la I classe di architettura i concorrenti dovevano cimentarsi nel progetto di un oratorio, con altare, sacrestia e campanile; i partecipanti della II classe avrebbero sviluppato il progetto di un altare.
Prima della formulazione dei giudizi, gli elaborati furono esposti dal 19 al 26 settembre 1824 nelle sale del Palazzo Senatorio in Campidoglio e qui papa Leone XII si recò per una visita a sorpresa alla mostra il 27 settembre 1824 (E). “Essendo compiuto il corso degli otto giorni nei quali i lavori presentati al gran Concorso Clementino sono stati alla pubblica esposizione, a termini del programma pubblicato per tale concorso, il Sig. Cav. Scaccia ha determinato che si procedesse all’esame di essi lavori, e all’aggiudicazione de premi”: il 27 settembre si riunì la commissione di pittura, il 28 quella di scultura e il 29 quella di architettura. La giuria di architettura, convocata “alle ore 16 alla presenza delle Opere prodotte”, era composta dal presidente Girolamo Scaccia e da Giuseppe Valadier, Giovanni Domenico Navone, Gaspare Salvi, Clemente Folchi, Giacomo Palazzi, Giovanni Battista Martinetti, Pasquale Belli e Pietro Bracci (A).
I professori della classe di architettura assegnarono due primi premi: nella I classe venne premiato Gaetano Gnassi perché “la prova si ritrova molto bella in tutte le sue parti, e dimostra intelligenza, ed uniformità della mano esecutrice dei Disegni”; nella II classe il premio andò a Francesco Lanci poiché “meritano lode i detti Disegni per la esecuzione, e nitidezza”. Tutti gli altri non furono giudicati degni di alcun riconoscimento: nel fascicolo “Esame e Decisione del Premio del gran Concorso Clementino nella Classe di Architettura” (A) sono ancora conservati documenti con i voti e i giudizi sintetici assegnati alle prove dei concorrenti.
Pasquale Belli fu incaricato del progetto di allestimento del salone della premiazione, decorato con un “continuato laterale peristilio, le cui colonne sostenevano un loggiato di simile andamento. In fondo alla Sala splendeva in alto, e sopra tutto l’immagine del Regnante Sommo Pontefice Leone XII, ed ivi al pari del loggiato anzidetto era gradatamente innalzata l’Orchestra musicale, e palco per i virtuosi cantanti” (D).
Una incisione di Bartolomeo Pinelli raffigurante la sala durante la cerimonia di premiazione è riportata nell’antiporta del volumetto di questa edizione del concorso (D).
La festa vide la partecipazione di diversi personaggi illustri tra cui i cardinali Giulio Maria della Somaglia, segretario di Stato, Placido Zurla, vicario della Diocesi di Roma, Joseph Fesch, collezionista d’arte. Gli accademici erano stati inviatati ad indossare l’abito di città, “in spada e cappa”. Dopo l’orazione di monsignor Angelo Mai, primo custode della Biblioteca Vaticana, e dopo due interventi musicali, si procedette con la premiazione: i vincitori ricevettero medaglie d’oro coniate da Piero Girometti dal valore di 50 zecchini per le prime classi e di 25 per le seconde. La cerimonia continuò con l’esibizione dei “Cigni dell’Arcadia”, diretti dall’abate Loreto Santucci, che con “i loro versi canori e con le loro lodi vennero a porgere la seconda corona alle Arti, ed alla Gioventù studiosa”, seguita da Il genio di Roma, una cantata a due voci composta dall’accademico Giovanni Gherardo De Rossi su musica di Pietro Terziani, maestro di cappella di San Giovanni in Laterano, che aveva come tema l’esaltazione di Leone XII quale protettore delle arti.
“Terminò la funzione col finir del giorno, e con i replicati applausi, ed augurj di vederlo rinnovato ogni anno con la medesima dedica, e per il medesimo oggetto” (D).
[Laura Bertolaccini, con Alberto Coppo]
Fonti:
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 74 (A).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 75 (B).
Accademia Nazionale di San Luca, Archivio storico, Raccolta Tomassetti, busta 77 (C).
La distribuzione dei premj solenizzata sul Campidoglio li 5 ottobre 1824. Dall’insigne accademia delle Belle Arti pittura, scultura ed architettura in S. Luca essendo presidente della medesima il sig. cav. Girolamo Scaccia architetto, Roma 1824 (D).
“Diario di Roma”, 79, 2 ottobre 1824 (E).