Scuola di Carlo Maratti
Ritratto di Carlo Maratti
1700, olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Camerano 1625 – Roma 1713
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1662
Principe 1664-1665
Principe 1699-1713 (nomina a vita dal 1706)
Pittore in grande fama già ai suoi tempi, autore di commesse pubbliche e private di rilievo, caposcuola della pittura di impostazione classicista che diffonde attraverso una folta schiera di allievi e collaboratori, è eletto Accademico di San Luca nel 1662, quindi principe, dal 1664 (dopo la rinuncia di Gian Lorenzo Bernini) al 1665, e poi ancora dal 1699 al 1713 (nel 1706 è nominato principe a vita).
Sostanziale il suo impegno verso la formazione dei giovani in Accademia, ponendo in essere un rinnovamento, culturale e politico impossibile senza l’appoggio di Clemente XI Albani (1649-1721), papa dal 1700, che all’Accademia destina ingenti somme di denaro per i “Concorsi de’ Premij” (dal 1702) e a Maratti conferisce prestigiose onorificenze e importanti incarichi, ma anche senza il supporto teorico di Giovan Pietro Bellori (1613-1696), erudito antiquario nonché principale biografo dell’artista, autore dell’orazione “L’idea del pittore, dello scultore e dell’architetto” tenuta proprio durante cerimonia di elezione a principe di Maratti nel 1664 – e senza l’operatività di Giuseppe Ghezzi (1634-1721), accademico e segretario dell’istituzione dal 1674.
Durante il suo secondo principato si tengono undici edizioni del “Concorso de’ Premij” con scadenza annuale, dal 1702 al 1711, e quindi triennale nel 1713.
Come già avvenuto in passato, Maratti si adopera per cercare finanziamenti, attuando politiche economiche di risparmi, tagliando, ad esempio, le spese per i festeggiamenti della ricorrenza di san Luca, e destinando all’Accademia anche fondi propri. Il 10 agosto 1702 con chirografo Clemente XI stabilirà che alla morte dell’artista i proventi degli incarichi a lui conferiti dal pontefice, siano destinati ancora per sostenere le celebrazioni dei concorsi accademici per i giovani artisti (precetto confermato con i chirografi del 6 ottobre 1703, 4 agosto 1705, 11 gennaio 1708, 13 maggio 1709, 26 giugno 1709, 15 luglio 1716).
Durante la fastosa cerimonia in Campidoglio del concorso del 1704, Maratti è insignito dal papa della carica di Cavaliere.
Nel 1706, per le sue precarie condizioni di salute, Maratti invia una supplica a Clemente XI chiedendo di poter rinunciare al principato in Accademia, richiesta che il pontefice non accetta: con motu proprio rinnova a vita la carica all’anziano pittore e nomina al suo fianco, come viceprincipe, prima l’architetto Francesco Fontana (1668-1708), sostituito dall’anziano padre, Carlo Fontana (1638-1714), e quindi dal pittore Charles-François Poerson (1653-1725), confermando, con questa decisione senza precedenti, il ruolo fondamentale che Maratti ha nel pontificato Albani. Proprio per la salute di Maratti, in questo periodo molte riunioni si tengono nella sua casa a Roma, in via Quattro Fontane.Nell’anno santo 1700, a seguito della seconda nomina a principe, Maratti dona all’istituzione alcuni ritratti di santi e beati artisti eseguiti da lui e da suoi allievi: dodici sono ancora tra le opere delle collezioni dell’Accademia Nazionale di San Luca. Appartiene alle collezioni di San Luca anche la tela Giaele uccide Sisara (1690-1692) e un piccolo quadro devozionale rappresentante la Vergine in orazione (inv. 276), entrambi provenienti dal lascito di Fabio Rosa (1753).
Durante la sua seconda reggenza, nel 1704 l’impresa dell’Accademia venne cambiata in un triangolo equilatero formato da pennello, stecca e compasso, a simboleggiare l’uguaglianza e l’unità tra le arti, pittura, scultura e architettura, accompagnato da motto oraziano Aequa Potestas.
Charles-François Poerson (1653-1725)
Autoritratto
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Parigi 1653 – Roma 1725
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1711
Principe 1714-1718
Pittore francese, ha un ruolo significativo nei rapporti tra le accademie di Parigi e di Roma nei primi anni del Settecento: qui giunge come pensionnaire, nel 1704 diventa direttore dell’Académie de France à Rome e nel 1711 è eletto accademico di San Luca.
Dal 1708 al 1713 viene chiamato da Clemente XI ad affiancare nella reggenza dell’Accademia l’anziano principe Carlo Maratti (1625-1713). Alla morte di questi è eletto principe: “Operò il Person in pittura, non molto valente nell'arte, ma destro ai negozj, ed al reggimento di un’Accademia opportuno”, scrive Melchiorre Missirini nelle sue Memorie. All’inizio del suo principato, che si svolgerà dal 1714 al 1718, pone in essere la revisione dello Statuto accademico approvata da Clemente XI il 23 settembre 1715.
Viene eletto principe una seconda volta nel 1721 con un mandato più breve che si concluderà nel 1722, coincidendo con la fine del pontificato Albani e di un periodo particolarmente fervido per l’Accademia.
Nel suo primo mandato si svolge una sola celebrazione del “Concorso de’ Premij”, nel 1716.
In ottemperanza alle norme statuarie, Poerson dona all’istituzione il proprio autoritratto, ancora conservato nelle collezioni dell’Accademia Nazionale di San Luca (inv. 458).
Roma 1642 – Roma 1723
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1673
Principe 1683-1684
Principe 1718-1719
Architetto, si forma inizialmente con il padre, Francesco, e si perfeziona con importanti maestri tra cui Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Sotto Clemente XI Albani (1649-1721), di cui gode della protezione, svolge molti incarichi a Roma e nello Stato Pontificio per complessi o edifici religiosi; lavora per membri del clero e aristocratici romani; esegue decorazioni di palazzi e realizza allestimenti teatrali.
Nominato accademico di San Luca nel 1673, è eletto principe una prima volta nel 1683 (termine mandato 1684) e quindi ancora nel 1718, secondo mandato concluso nel 1719 e svolto con grande impegno, a differenza del primo quando avevano prevalso gli interessi professionali personali.
Dal 1702 è istruttore in Accademia e membro della commissione giudicante nei concorsi clementini (documentato sino al 1709).
Benedetto Luti (1666-1724)
Autoritratto
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Firenze 1666 – Roma 1724
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1694
Principe 1720
Pittore, dopo l’apprendistato a Firenze si trasferisce a Roma (1690) dove entra in contatto con Carlo Maratti (1625-1713) e frequenta l’Accademia di Francia e l’Accademia di San Luca, di cui diviene membro nel 1694 e principe nel 1720.
Suoi committenti sono le famiglie aristocratiche romane, come i Colonna, gli Odescalchi e i Barberini, e le autorità ecclesiastiche, tra cui Clemente XI Albani e il cardinale Pietro Ottoboni per cui Luti potrebbe aver eseguito il dipinto Amore e Psiche (1695-1700), sino al 1845 alla Pinacoteca Capitolina e poi all’Accademia Nazionale di San Luca, dove si trovano altre sue opere: l’autoritratto (inv. 319), una piccola tela raffigurante San Benedetto nel roveto (inv. 26), due piccoli rami (inv. 292, 294) e un disegno – Mosè raccoglie i doni per la costruzione del tempio – con il quale si era aggiudicato il primo premio nel concorso accademico del 1692 (inv. A87).
Durante il suo principato non si tengono edizioni del “Concorso de’ Premij”.
Anonimo
Ritratto di Giuseppe Bartolomeo Chiari
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Roma (?) 1654 – Roma 1727
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1697
Principe 1723-1725
Pittore, allievo di Carlo Maratti (1625-1713), raggiunge grande fama durante il pontificato di Clemente XI Albani (1700-1721) per il quale, proprio con l’appoggio di Maratti, esegue i cartoni per i mosaici delle navate laterali della Basilica di San Pietro.
Nel 1697 è eletto accademico di San Luca e principe dal 1723 al 1725.
Nel 1725, al termine del suo principato, dopo una lunga interruzione dovuta a ristrettezze economiche dell’Accademia (causate principalmente dagli onerosi lavori di restauro alla chiesa dei Santi Luca e Martina), per volere di papa Benedetto XIII riprendono le celebrazioni in Campidoglio del “Concorso de’ Gioveni Studenti delle belle Arti” istituito da Clemente XI.
Di Chiari, l’Accademia Nazionale di San Luca possiede un ritratto (inv. 568) e alcune opere giunte in collezione tramite il lascito di Fabio Rosa (1753): il Trionfo della Religione (inv. 45) e due Pietà (inv. 245, 493).
Roma 1648 – Roma 1736
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1696
Principe 1726
Architetto e pittore, è allievo di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), di cui è stato definito “l’ultimo rampollo”, e “giovane” nella bottega di Pietro da Cortona (1596-1669) e poi di Carlo Maratti (1625-1713).
Nel 1693 è ammesso nella Congregazione dei Virtuosi al Pantheon.
Partecipa al concorso accademico del 1694 vincendo il primo premio nella II classe di pittura con un disegno a sanguigna, Copia dal Lanfranco (inv. A14).
Accademico di San Luca dal 1696, viene eletto principe nel 1726, al culmine di una lunga carriera professionale svolta quasi esclusivamente al servizio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano.
Nel 1699 in Accademia è incaricato di tenere le lezioni domenicali di architettura e ancora nel 1725 è docente di architettura civile: tra i suoi allievi Antonio Canevari (1681-1764), Nicola Salvi (1697-1751) e Luigi Vanvitelli (1700-1773).
Partecipa alla disposizione del “Concorso de’ Gioveni Studenti delle belle Arti” del 1725 indetto in onore di Clemente XI, promotore del concorso, e di Benedetto XIII, munifico continuatore dell’iniziativa, proponendo per le tre classi di architettura temi celebrativi del pontefice mecenate delle arti.
Anonimo
Ritratto di Camillo Rusconi
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Milano 1658 – Roma 1728
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1707
Principe 1727-1728
Scultore, allievo a Milano di Giuseppe Rusnati (1650-1713), è documentato a Roma nel 1684 nella bottega del ticinese Ercole Ferrata (1610-1686). Tramite Giuseppe Bartolomeo Chiari (1654-1727) entra in contatto con Carlo Maratti (1625-1713). Dal 1705 Clemente XI lo incarica di realizzare alcune statue dei Dodici Apostoli – Sant’Andrea, San Giacomo Maggiore, San Matteo, San Giovanni Evangelista – per la navata della Basilica di San Giovanni in Laterano.
Accademico di San Luca dal 1707, è eletto principe nel 1727.
Durante il suo mandato indice una edizione del concorso che non riuscirà a celebrare perché muore proprio nel giorno dei solenni festeggiamenti in Campidoglio, il 9 dicembre 1728.
Tra i suoi allievi si ricordano Pietro Bracci (1700-1773), Giovanni Battista Maini (1690-1752) e Filippo della Valle (1698-1768).
Il ritratto dell’artista è nelle collezioni dell’Accademia Nazionale di San Luca (inv. 573).
Sebastiano Conca (1680-1764)
Autoritratto
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Gaeta 1680 – Napoli 1764
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1718
Principe 1729-1732
Principe 1739-1741
Pittore di grande fama, dopo una prima formazione nella bottega napoletana di Francesco Solimena (1657-1747), nel 1706 si trasferisce a Roma con il fratello Giovanni e inizialmente affianca Carlo Maratti (1625-1713).
A Roma (dove rimarrà sino al 1752) riceve la protezione del cardinale Pietro Ottoboni che lo introduce presso Clemente XI da cui riceve il titolo di cavaliere e una croce di diamanti. Ha committenze illustri, tra cui quelle per le famiglie romane Spada, de Carolis e Acquaviva.
A Roma nel 1710 fonda una Accademia del Nudo alla quale partecipano allievi da tutta Europa: tra questi anche Pompeo Batoni (1708-1787). Ammesso nella Congregazione dei Virtuosi al Pantheon nel 1714, è nominato accademico di San Luca nel 1718.
Dell’Accademia di San Luca è eletto principe una prima volta nel 1729 e una seconda volta, dieci anni dopo, nel 1739.
Durante il suo primo mandato (dal 1729 al 1732) si dedica in modo particolare all’organizzazione dell’istituzione e al riordino delle collezioni accademiche, facendo redigere specifici inventari; si occupa della decorazione della chiesa dei Santi Luca e Martina dove fa realizzare una cappella, inaugurata con grandi festeggiamenti il 18 ottobre 1733. Per questa cappella, intorno al 1740 esegue la pala La Vergine Assunta e San Sebastiano
Nel suo secondo mandato (dal 1739 al 1741) Conca si dedica prevalentemente alla definizione di un codice delle discipline artistiche composto da 36 “ammonimenti” rivolti ai giovani, come riportati da Melchiorre Missirini nelle sue Memorie (1823).
Nel 1732 e poi nel 1739 organizza le celebrazioni in Campidoglio di due edizioni del “Concorso delle Belle Arti”.
Osservando puntualmente i regolamenti accademici, Conca dona all’istituzione il suo autoritratto (inv. 564) e un’opera di presentazione, un bozzetto per una pala d’altare raffigurante lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria (inv. 330). Con il lascito di Fabio Rosa (1753), giunge in Accademia il dipinto Allegoria della Fama (inv. 386).
Anonimo
Ritratto di Sebastiano Cipriani
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
(Siena) 1662 circa – (Roma) 1738
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1697
Principe 1733
Architetto, si trasferisce a Roma nel 1683, inizialmente allievo di Carlo Rainaldi (1611-1691) quindi di Giovanni Battista Contini (1642-1723).
Nominato accademico di San Luca nel 1697, si dedica all’insegnamento dell’architettura (documentato dal 1699 al 1703), partecipa ai lavori della commissione per la riforma dello statuto (1711-1714) e ricopre la carica di stimatore (1725), prima di essere eletto principe per l’anno 1733.
Durante il suo principato ufficializza la regola del “dono d’ingresso” per i nuovi accademici.
Jean-François de Troy (1679-1752)
Ritratto di Girolamo Theodoli
olio su tela
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Roma 1677 – Roma 1766
Accademico di merito dell’Accademia di San Luca dal 1726
Principe 1734-1735
Principe 1742-1743
Principe 1750 (dimesso prima dell’inizio del mandato)
Discendente da una nobile famiglia, intellettuale e collezionista – “umanissimo, di buona mente, probo, dotto ed ameno nella conversazione” lo descrive Melchiorre Missirini nelle sue Memorie –, si avvicina all’architettura da autodidatta, all’inizio protetto da papa Innocenzo XIII Conti (1721-1724) a cui lo legano rapporti di parentela.
Esegue diversi progetti a Roma, tra cui quello per il monastero e il campanile di Santa Maria in Montesanto a piazza del Popolo, e realizza alcuni apparati effimeri per celebrazioni religiose.
Ha rapporti con Luigi Vanvitelli (1700-1773), Nicola Salvi (1697-1751) e Carlo Murena (1713-1764); Giuseppe Subleyras (1745-1819) è tra i suoi allievi.
Nel 1726 è nominato accademico di San Luca e viene eletto principe nel 1734 (termine del mandato 1735) e nel 1742 (fino al 1743). Rieletto anche per l’anno 1750, rassegna le sue dimissioni prima ancora che il mandato abbia inizio.
In un ritratto dipinto nel 1745 da Jean-François de Troy (1679-1752), il marchese Theodoli è raffigurato con in mano il compasso e alle spalle due volumi delle opere di Vitruvio e Palladio (Accademia Nazionale di San Luca, inv. 208).